Viaggio da Mandalay a Bagan


Questo tratto ci permette di osservare il vivere quotidiano della gente di questo Paese.

Durante il percorso conversiamo con la guida sugli aspetti pratici della vita in Myanmar. Scopriamo che lo stipendio dei dipendenti pubblici è di  circa $ 200 al mese; il governo da tempo pensa di aumentarlo, ma non lo fa perché rischierebbe di  favorire l’inflazione.

Ci fermiamo presso una banca per cambiare degli euro in kyat, la moneta locale. Si tratta di un istituto privato, non governativo. Ci colpisce la quantità di addetti, tutti molto giovani. C’è una sola stanza, molto grande: appena varcata la soglia, siamo accolti da parecchi di loro che ci accompagnano al bancone dove effettuiamo l’operazione richiesta. Molti impiegati, con una velocità impressionante, timbrano delle fascette che serviranno a raccogliere in mazzette le banconote. Soltanto il 2% della popolazione deposita il denaro in banca perché alcune sono fallite, quindi le persone non si fidano.

 

Se un dipendente pubblico si assenta dal lavoro per malattia, per quei giorni può essere sostituito dalla moglie. 





 Attraversiamo il villaggio Tadau, famoso per la coltivazione del betel, pianta la cui foglia, spalmata di calce, viene masticata a lungo come fosse tabacco; produce un succo rosso vivo che conferisce ai denti un colore scuro e stimola abbondante salivazione. Anche molti giovani che fanno uso.

 

 Vediamo vaste piantagioni di angurie che vengono coltivate per il mercato cinese; molto diffusa anche la coltivazione di fagioli e arachidi. Io ho sempre creduto, erroneamente, che la parte commestibile delle arachidi fosse la radice: non è così. La nostra guida ci spiega che il frutto viene prodotto dalla terza fioritura della pianta che penetra sotto terra: non è la radice, ma il frutto sotterraneo la parte commestibile. Dalla semina al raccolto passano tre mesi.  




Descrivere l’abbigliamento tradizionale birmano non è difficile: uomini e donne indossano il longj, tubo cilindrico tipo gonna: gli uomini lo infilano dalla testa, lo incrociano in vita in modo da formare due grandi pieghe e lo annodano; le donne lo infilano dal basso e lo avvolgono intorno alla vita come una gonna. Il tessuto ha colori vivaci per le donne che lo indossano con magliette o camicie sempre molto colorate; per gli uomini i colori sono più pacati, anche per le magliette, spesso usano camicie bianche con il collo alla coreana, quindi senza cravatte.  Le calzature sono costituite al 90% da infradito di plastica o di pelle. È facile sfilarle per entrare nei templi, non come per noi che dobbiamo togliere scarpe e calze, camminare con precauzione e, all’uscita, pulire accuratamente i piedi con salviettine disinfettanti






Nel villaggio Kian-pyoke visitiamo una scuola: poverissima! I bambini piccoli sono sotto una tettoia di frasche, seduti per terra appoggiano i quaderni su basse panche. C’è una piccola costruzione dove sono ospitati i ragazzi più grandi, ma non entriamo per non interrompere la lezione. Lasciamo alle maestre caramelle per i bambini e dei kyat per comperare materiale scolastico.













Durante questo percorso si vedono grandi distese di palme di Todi, quelle che attraverso i germogli producono il succo detto anche “birra del cielo”. Basta staccarli e raccogliere le gocce del prezioso liquido che fuoriesce. Lo vediamo fare da un ragazzo che con grande agilità si arrampica sulla palma fino a raggiungere i rami, stacca un germoglio e colloca un contenitore per raccogliere il succo che esce goccia a goccia. 






Monte Poma

Dopo un tratto di strada in salita, raggiungiamo il monte Popa: è come un Olimpo birmano perché dimora spirituale dei 37 nat,  quindi uno dei luoghi più frequentati per il loro culto. È un vulcano spento alto 1517 metri, coperto da fitte foreste.  Sulle pendici della montagna, una formazione vulcanica, quasi una torre, è sormontata da un grande tempio dorato che può essere raggiunto con 777 gradini.  




Secondo le superstizioni, sulla montagna non bisognerebbe indossare abiti rossi o neri, non bestemmiare, non parlare male di qualcuno o portare con sé carne, tutte cose che offenderebbero i nat che vi risiedono: potrebbero vendicarsi provocando un periodo di malasorte. È poco raccomandabile avere un nat contrario! 




Qui si visita la sala degli spiriti dove sono esposte delle figure con abiti multicolori, simili a manichini, rappresentanti i 37 nat, oltre ad alcune divinità indiane ed altre figure significative. Notevole la statua della Shin-nemi, custode dei bambini: a lei vengono offerti giocattoli nel periodo degli esami per propiziare la sua protezione. Davanti a ciascuna statua sono depositate un’infinità di offerte, prevalentemente danaro, fiori e frutta.