Presentazione del libro Il Santuario della Madonna della Neve

In questo elaborato si è cercato di ricostruire, con documenti, gli avvenimenti che si sono succeduti dall’Apparizione alla metà del 1900.

Le fonti della documentazione per la redazione del libro sono:

ül’Archivio Storico della Parrocchia di Adro;

ül’Archivio storico diocesano di Brescia per l’esame dei fondi: Cancelleria – Parrocchia di Adro – Madonna della Neve, le visite pastorali alla Parrocchia di Adro e Progetti di Chiese;

ül’Archivio di Stato di Brescia per l’esame dei fondi:

         Notai e Mappe catastali;

üLa biblioteca Queriniana.

üA.  KYRS (nome e cognome con cui P. Carlo Sorsoli si firmava), La Storia del nostro Santuario – Il Temporale, Santuari Anni 1970/71

      üTesi di laurea La Madonna della Neve del Santuario di Adro di Ornella Siribelli.

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Nella redazione del libro sono partito dall’esame di questo documento rinvenuto nell’archivio della Parrocchia di Adro. Trattasi di una lettera scritta da un veneziano, un certo Gian Giacomo Pasconetti, al custode del Santuario, definito Romito, in data 3 ottobre 1772.

 

Il testo della lettera è il seguente:

Romito amico mio distinto

Venezia lì 3 ottobre 1772

Col presente mio foglio vi fo sapere che mi pare di aver ritrovato il  modo di soddisfare alle vostre brame senza alcuna spesa; io ho avuto il permesso nella cancelleria Ducale di consultare quei fondamenti che voi desiderate interno alla Chiesa della Beata Vergine della Neve ed in essa  ho ritrovato un Libro, assai logoro, senza frontispizio, e senza il nome dell’Autore, in cui sono state registrate brevemente, oltre alle altre cose, diverse apparizioni del Maria Santissima, tra le quali ancor quella che da lei si fece in Adro appresso via Cava, la quale come sta scritta in detto libro, io la trascrivo fedelmente qui sotto, come segue.

Con singolari dimostrazioni di sincero affetto riguardò sempre Maria Santissima ma li umili di cuore e compartì essa sovente li più pregiati favori a più puri e semplici contadini a Lei più cari per la povertà ed umiltà, insieme straordinaria fu la maniera con cui la umilissima Imperatrice del cielo e della Terra volle beneficiare questo Povero contadinello con restituirgli la loquela; ma non si fermarono solo in questo le grazie e le meraviglie di Maria Santissima che volle estenderle in Adro con li paesi circonvicinj con sua prodigiosa Apparizione, oh amor tenero, oh cuore materno, oh ammirabile  economia di sua dolce provvidenza verso di noi ingrati peccatori, che invece di abbandonarci come noi meritiamo, non ascolta che i dolci sentimenti di sua misericordia che il suo purissimo ed innocentissimo Cuore non sa farci altro che bene. Così accadde per quelli di Adro.

 Gli otto luglio mille cinquecento dieci nove. Il cui giorno caddé in venerdì, giorno felice, (sedendo nella sedia di S. Pietro Leone X fiorentino, della Nobilissima casa de’ Medici, il quale travagliò assai per la eresia del perfido Martin Lutero, non potendo farlo ravvedere lo scomunicò, e questo Santo Pontefice fece gran cose per la chiesa e durò in questa dignità  anni otto e giorni venti), apparve dico Maria santissima in un luogo detto Via Cava a un povero contadino chiamato Batta figlio del q. Martino Comino Baioni abitante in terra di Adro; questo era muto sino dal suo nascere. Era la Regina del Cielo d’incomparabil bellezza, coperta di bianco manto, coronata di fulgidissime gemme; con uno sguardo di Paradiso gli significò essere la Madre di Dio. Gli domandò cosa egli faceva, le rispose che pasturava li suoi armenti, E gli disse, va a dire a quelli di Adro che dove tu mi vedi sia fabbricata una Chiesa e che si emendino di suoi peccati e mutino vita in bene vivere, che santifichino le feste, che non bestemmino il santo di Dio, il quale purtroppo lo calpestano e che si astengano da altri peccati; di a loro che è stata l’Avvocata dei peccatori Maria Vergine. e per segno, di oltre che tutti sanno che eri muto, prendi questa pietra e dalla a qualunque la vuol vedere che si muterà di colore di tempo in tempo, ed io intanto guarderò la tua greggi: s’inginocchiò e con tenere lagrime la ringraziò della donata loquela. Ma ella con un sorriso di Paradiso lo benedì e sparvegli dagli occhi. Così costa da esatti processi.

E dopo questo, quel libro, non parla altro di quel che seguì dopo. Ma se volete sapere di più mio caro Romito ricercare nella Cancelleria Episcopale di Brescia e troverete tutto quello ciò che vi occorre. Ma si deve in questi incontri ascoltare anche il popolar volgo e vedere se le tradizioni sono concordi. Questo è tutto ciò che posso dirvi all’affare che tanto a voi sta a cuore, ed a me avete tanto raccomandato. E così restando vi saluto caramente.

 

Lo vostro amico Gio. Giacomo Pasmonetti.

 

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Prima di procedere alla lettura di questa lettera è opportuno fare una precisazione. A Brescia e provincia, in quel periodo, siamo sotto la dominazione di Venezia, governavano a Brescia per conto della Serenissima, due nobili veneziani: un Podestà e un Capitano. Il primo si occupava dell'amministrazione e il secondo di sicurezza. I governatori dovevano riferire alle autorità di Venezia qualsiasi cosa succedeva di una certa importanza. Questi scritti venivano riprodotto sui registri delle Cancellerie, a seconda dell'argomento, nel nostro caso nella Cancelleria ducale.

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Ho cercato di trovare il libro citato in questa lettera tramite lo storico Dott. Pier Carlo Morandi di Brescia, grande conoscitore dell’archivio di Stato di Venezia, ma con esito negativo.

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Ora passiamo alla lettura del contenuto di questa lettera.

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Nella prima parte, il veneziano fa presente di aver trovato un libro della cancelleria ducale sul quale era riportato l’avvenimento relativo all’Apparizione della Madonna ad Adro.

 

Col presente mio foglio vi fo sapere che mi pare di aver ritrovato il  modo di soddisfare alle vostre brame senza alcuna spesa; io ho avuto il permesso nella cancelleria Ducale di consultare quei fondamenti che voi desiderate interno alla Chiesa della Beata Vergine della Neve ed in essa  ho ritrovato un Libro, assai logoro, senza frontispizio, e senza il nome dell’Autore, in cui sono state registrate brevemente, oltre alle altre cose, diverse apparizioni di Maria Santissima, tra le quali ancor quella che da lei si fece in Adro appresso via Cava, la quale come sta scritta in detto libro, io la trascrivo fedelmente qui sotto, come segue.

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Qui la prima parte del testo che si trova sul registro della cancelleria ducale:

 

Con singolari dimostrazioni di sincero affetto riguardò sempre Maria Santissima ma li umili di cuore e compartì essa sovente li più pregiati favori a più puri e semplici contadini a Lei più cari per la povertà ed umiltà, insieme straordinaria fu la maniera con cui la umilissima Imperatrice del cielo e della Terra volle beneficiare questo Povero contadinello con restituirgli la loquela; ma non si fermarono solo in questo le grazie e le meraviglie di Maria Santissima che volle estenderle in Adro con li paesi circonvicinj con sua prodigiosa Apparizione, oh amor tenero, oh cuore materno, oh ammirabile  economia di sua dolce provvidenza verso di noi ingrati peccatori, che invece di abbandonarci come noi meritiamo, non ascolta che i dolci sentimenti di sua misericordia che il suo purissimo ed innocentissimo Cuore non sa farci altro che bene. Così accadde per quelli di Adro.

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Nella seconda parte del testo riportato sul registro della cancelleria ducale troviamo la descrizione dell’Apparizione.

Gli otto luglio mille cinquecento dieci nove. Il cui giorno caddé in venerdì, giorno felice, (sedendo nella sedia di S. Pietro Leone X fiorentino, della Nobilissima casa de’ Medici, il quale travagliò assai per la eresia del perfido Martin Lutero, non potendo farlo ravvedere lo scomunicò, e questo Santo Pontefice fece gran cose per la chiesa e durò in questa dignità  anni otto e giorni venti), apparve dico Maria Santissima in un luogo detto Via Cava a un povero contadino chiamato Batta figlio del q. Martino Comino Baioni abitante in terra di Adro; questo era muto sino dal suo nascere. Era la Regina del Cielo d’incomparabil bellezza, coperta di bianco manto, coronata di fulgidissime gemme; con uno sguardo di Paradiso gli significò essere la Madre di Dio. Gli domandò cosa egli faceva, le rispose che pasturava li suoi armenti, E gli disse, va a dire a quelli di Adro che dove tu mi vedi sia fabbricata una Chiesa e che si emendino di suoi peccati e mutino vita in bene vivere, che santifichino le feste, che non bestemmino il santo di Dio, il quale purtroppo lo calpestano e che si astengano da altri peccati; di a loro che è stata l’Avvocata dei peccatori Maria Vergine, e per segno, di oltre che tutti sanno che eri muto, prendi questa pietra e dalla a qualunque la vuol vedere che si muterà di colore di tempo in tempo, ed io intanto guarderò la tua greggi: s’inginocchiò e con tenere lagrime la ringraziò della donata loquela. Ma ella con un sorriso di Paradiso lo benedì e sparvegli dagli occhi. Così costa da esatti processi.

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Il testo riportato sul registro della cancelleria ducale termina con questa dicitura:

 

Così consta da esatti processi


Dalla lettura di questo documento notiamo:

 

üche l’8 luglio 1519 la Madonna apparve ad un giovane contadino di Adro, di nome Battista, figlio del fu Martino Comino Baglioni. Il ragazzo era muto sin dalla nascita. (In quel periodo era in vigore il calendario giuliano; che era un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. Fu elaborato dall'astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare (da cui prende il nome, nella sua qualità di pontefice massimo, nell'anno 46 a.C. Il calendario gregoriano è del 1582 e fu introdotto da papa Gregorio XIII come correzione del precedente calendario giuliano).

üche la Madonna si definisce la Madre di Dio e successivamente l’Avvocata dei Peccatori;

üche concede al fanciullo la loquela, ossia la parola, e lo invita a portare agli abitanti di Adro un messaggio: la richiesta della costruzione di una chiesa e l’invito a vivere da buoni cristiani;

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 L’Arciprete di Adro, don Ludovico Redolfi, nel suo manoscritto, nel 1817, trascrisse questa lettera del Veneziano, da una copia esistente presso il Santuario: N’esiste copia nel medesimo Santuario.

N’esiste copia nel medesimo Santuario

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Poiché trattasi di una copia, non dell’originale mi sono preoccupato di ricostruire dal punto di vista storico i fatti in precedenza menzionati:

Øchi era il fanciullo che riferì alla comunità di Adro dell’Apparizione della Madonna;

Øse effettivamente e quando la chiesa venne costruita;

Øse il ragazzo era muto.

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Vediamo ora chi era il fanciullo.

Nella lettera si parla di un certo Batta (Battista) figlio del fu Martino Comino Baioni.

 

 Nella raccolta “Miscellanea Historica Branchini di Paratico Brixiensis – Hanno 1499 usque ad Annum 1539, (fatti riportati che vanno dal 1499 all’anno 1539) proveniente dal fondo Ducco di Gussago (giacente presso la Queriniana di Brescia), scritta in latino, si legge:

 

Nel mese di luglio  del 1519. Nel territorio di Adro, nel Bresciano, vicino alla chiesa di S. Zenone, la Vergine Maria apparve a un certo fanciullo dei Canalij di Adro mentre pascolava le sue pecore, dell’età di circa dodici anni, e ivi rifulse di miracoli, e nello stesso luogo venne edificata una chiesa ora esistente.

Come si vede in questo documento il fanciullo non è indicato con il cognome Baioni ma come Canalij.

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In questo atto del 3 giugno 1720, il notaio Filippo Lanzini di Adro, dà atto che il rettore della chiesa e i sindaci e reggenti l’ente della Comunità di Adro gli hanno ordinato di scrivere nell’atto la memoria.

Vediamo ora il contenuto di questo atto:

 

 

Il titolo è “Pro apparizione Beata Vergine Maria ad Nives”, ossia a memoria dell’apparizione della Beata Vergine Maria della Neve.

Nell’atto si legge:

 

Che nel 1720 nel giorno di lunedì 3 giugno, stando nella chiesa della Beata Vergine Maria della Neve sita in contrada della Cava, distretto di Brescia, alla presenza dei testimoni signori ……., del mastro Andrea Porta muratore, tutti abitanti in Adro, e il signor Giacinto figlio di Pietro Personelli di Coccaglio.

Avendo considerato il Rev. Don Francesco Zino, Rettore della chiesa della Beata Vergine della Neve sita sul territorio di Adro, in contrada di Via Cava, che non vi resta altra memoria  della miracolosa apparizione della Santissima Vergine in detto luogo, se non la descrizione posta sopra il  muro del  coro di detta chiesa, e ciò come s’ha per tradizione, per la disgrazia che si incendi l’archivio episcopale di Brescia e quello della Carità di Adro: avendo ciò convenuto anche con li Reggenti della spett.le Carità di Adro.

 Hanno risolto esso il molto Rev. Sig. Don Francesco Zino Rettore et li medesimi Reggenti, con decisione del dì12 maggio 1720 di far trascrivere la detta memoria in pietra, e riponerla nel luogo medesimo, dove hora  si ritrova sopra il muro; … perciò il medesimo … e Molto Rev. Sig. Francesco Zino Rettore, Vincenzo q. Geronimo Lanzino, et Giulio q. Berardo del Barba, et Bartolomeo Marzolo q. Giovanni Battista, tutti e tre sindaci, et reggenti della stessa Carità di Adro et D. Francesco Mingardo q. Paolo, uno dei consiglieri et … della medesima Comunità tutti presenti, per ogni miglior modo hanno ordinato a me  infrascritto notaio alla presenza dei suddetti testi con altri Astanti di scrivere nel presente istrumento tale  memoria come sta, e giace descritta sopra il muro, perché resti a perpetua memoria. e pertanto resti comprovato che la memoria scolpita sulla pietra bianca che si sostituisce alla memoria scritta sopra il muro nel medesimo luogo,  è stata scolpita fedelmente di parola in parola da quella, et è la medesima con quella, non essendovi aggiunto, né di minuto cosa alcuna.

Quelle parole descritte sono: “Hoc in Loco apparuit Virgo Gloriosa in Vestibus Albis cuidam Puro Filio q. Martini Comini Baioni da Adro nomine Baptista die Veneris octavo mensis Julii. 1519.”

Da me letta, e qui ad una ad una descritta come sopra alla presenza de … Sig.ri  Rettore, Sindaci, et Reggenti, et anco dei testi a chiara intelligenza e per segno di tal verità mi son sottoscritto autenticamente.

De quindi rogato sud ego Filippo Lanzini notarus Adri.

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Molto probabilmente presso la Curia Vescovile di Brescia e presso l’ente della Carità di Adro si trovava qualche documento comprovante detta apparizione, e il Rettore e i reggenti hanno deciso, in data 3 maggio 1720, di ricordare, detta memoria, mediante la stesura della dicitura su una pietra, la quale doveva essere sistemata dove si trovava la precedente dicitura, ossia sopra il muro del coro.

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Il fac simile della pietra, con la dicitura, riportato nell’atto.

Siamo nel 1720, allora esisteva la vecchia chiesa, l’attuale chiesa è del 1776.

 

Come si vede da questo documento abbiamo la certezza che il fanciullo era Batta (Battista) figlio del fu Martino Comino Baioni. Il nome Canalij  era certamente un soprannome.

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Qui vediamo la pietra, citata nel documento, con la dicitura sopra riprodotta. Attualmente questa pietra si trova nella parete a sinistra dell’altare maggiore sotto il quadro che riproduce l’apparizione.

 

La dicitura è in latino: Hoc in loco apparuit Virgo Gloriosa in Vestibus albis cuidam Puro filio q. Martini Comini Baioni de Adro Nomine Batrtista die veneris octavo Mensis iulii 1519.

La traduzion è: In questo luogo apparve la Vergine gloriosa in bianche vesti a un certo fanciullo, figlio del fu Martino Comino Baglioni di Adro, di nome Battista, nel giorno di venerdì, ottavo del mese di luglio dell’anno 1519.

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Il calendario del 1519 dove possiamo vedere che l'8 luglio del 1519 era proprio di venerdì.

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Dal documento sopra riprodotto abbiamo un’altra certezza, la memoria dell’Apparizione. Infatti nel documento si legge: Che non c’è altra memoria relativa alla miracolosa apparizione della Santissima Vergine in detto luogo se non la descrizione posta sul muro sopra il coro di detta chiesa.

 

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Vediamo ora se e quando è stata costruita la chiesa primitiva.

Abbiamo letto che la Madonna ha detto al fanciullo: va a dire a quelli di Adro che dove tu mi vedi sia fabbricata una Chiesa.

Nel dicembre del 1520, ossia un anno dopo l’apparizione, la chiesa era già edificata.

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 Da che cosa l’abbiamo dedotto questo fatto?

Da questo documento. Trattasi del decreto, del 4 febbraio 1611, del Vicario Generale della Curia Bresciana con il quale nomina Don Francesco Pontoglio di Adro a Rettore del Santuario. 

In questo atto, scritto in latino, leggiamo:

Il Reverendo Francesco Caperoni, Vicario Generale del vescovo Paolo Zane, con decreto, redatto dal notaio della curia bresciana Cipriano di Savallo in data 19 dicembre 1520, riconosce lo ius patronatus ai cittadini  che avevano beni e possessioni in terra di Adro e agli uomini e abitanti dello stesso luogo.

Detta facoltà consisteva nel poter proporre alla Curia Vescovile Bresciana il nominativo del rettore della chiesa della Beata Vergine sita nel territorio di Adro e detta della Neve.

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Se consideriamo:

Ø che l’apparizione sarebbe avvenuta l’8 luglio 1519;

Ø che lo ius patronatus è stato concesso il 19 dicembre 1520 in occasione della nomina del rettore;

Ø i tempi necessari alle autorità religiose e civili (siamo sotto il dominio della Repubblica di Venezia) per concedere le autorizzazioni necessarie;

Ø  i tempi necessari per la costruzione,

 possiamo dire che la chiesa è stata costruita piuttosto celermente.

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Come era la primitiva chiesa?

Da questa planimetria (Questa planimetria è stata fatta dal rettore del Santuario, Giuliano Marzoli, il 26 giugno 1616. Tale documento accompagnava la richiesta alla Curia Bresciana di costruzione di un altare dedicato a S. Carlo.(La planimetria è conservata nell’archivio storico diocesano di Brescia), osserviamo che:

la porta dell’ingresso della chiesa è posta a mezzogiorno;

vi è un ingresso laterale posto a oriente;

che esisteva già un campanile chiamato torre;

che vi era una stanza per l’eremita.

 

Questo è il testo del documento a cui era stata allegata questa  planimetria:

Molto jllustre et reverendissimo signore.

Desiderando il presente reverendo d’accrescere la devotione della chiesa di Santa Maria della Neve, jus patronato della Comunità nostra a questo reverendo tocata per sorte nella morte del q. reverendo monsignor Filippo, viene dalla S.S. reverendissima per haver gratia di dar principio ad una cappella ad honore di Santo Carlo.

Perciò io ho fatto la pianta di detta chiesa, con le choerentie, aciò la S.S. reverendissima possa subito conceder facultà di dar subito licenda di mettere la prima pietra aciò habiamo occasione di riverir in terra quello che mentre viveva mi fu amorevolissimo pastore.

E sarà conveniente che detta chiesa, esendo di quella grandezza che si ritrova, habia anchora oltra l’altare maggiore una capeletta.

Giudicherà quello che sia espediente e con fine riverentemente gli bacio le sacre mani augurandogli da N.S, felice progresso a suoij santi pensieri.

Di Adro il 26 giugno1616

Di V.S. molto jllustre et ereverendissima obligatissimo servitore.

Prete Giualino Marzoli

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Da questo quadro ex voto o, come chiamato un tempo, per grazia ricevuta, che si trova nel santuario, e precisamente a destra entrando, sopra il confessionale, vediamo come era la prima chiesa…..

 

Giulivo alla gran Madre Erbusco  torna e co’ grati trofei  l’altare adorna 1757.

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Abbiamo letto che il fanciullo Battista Baioni era muto e che la Madonna gli avrebbe donato la loquela e dato una pietra perché la mostrasse alla gente per segno, di oltre che tutti sanno che eri muto.

 

Qui vediamo l’inventario dei beni del Santuario redatto dal notaio Filippo Lanzini il 7 gennaio 1722. 

Nell’inventario dei beni posti in sacrestia troviamo la seguente dicitura:

 

Una borsa di raso vernice contenente la pietra della Beata Vergine riposta in un'altra borsa di velluto verde.

Questa dovrebbe essere la pietra descritta nel documento trovato nel registro della cancelleria ducale e di cui alla lettera del veneziano che abbiamo esaminato in precedenza.

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La festa del Santuario si celebra il 5 agosto.

L’apparizione sappiamo però che è avvenuta l’8 luglio.

Il 1° luglio 1696 la Comunità di Adro ha chiesto alla Curia vescovile e l'ha ottenuta, l’autorizzazione a festeggiare anche l’8 luglio di ogni anno.

La richiesta

esser perciò necessario supplicar Monsignor Ill.mo Vescovo di Brescia, ovvero il Rev.mo Sig. di lui Vicario a’ compiacersi voler concedere Decreto per tal Festa ...  

L’autorizzazione


Una delle domande che mi sono posto e che cercavo di risolvere mediante il ritrovo dei documenti era: perché si chiama Madonna della Neve?

Il parroco di Adro, Don Giuseppe Trotti, nel bollettino Parrocchiale del mese di luglio 1933, scrive in proposito:

Vi ha chi crede si nomini con questo nome, dell’avere la Madonna fatta cadere prodigiosamente la neve l’8 luglio 1519, sul colle della Cava, ove è onorata; altri pensa che il nostro Santuario abbia avuto origine come tanti altri della provincia e Italia nostra, ricordare la Basilica di S. Maria Maggiore di Roma, eretta con questo titolo a Madonna della Neve proprio in forza del miracolo della neve caduta sul colle Esquilino il 5 agosto circa l’anno 355.

Ambedue sono idee sbagliate e però da correggersi. Perché dunque si chiama la nostra Madonna della Neve?

La S. Chiesa in ossequio alla legge della liturgia ad ogni tempio deve assegnare un nome, o di un mistero, o di un santo, o di un fatto soprannaturale (e come tale riconosciuto dalla chiesa stessa). Sul colle di via Cava secondo una buona tradizione, è sorta una chiesetta in seguito all’apparizione di Maria al pastorello Baioni. Occorreva dare un titolo liturgico alla nuova chiesina e si chiamò, nel 1520, chiesa di S. Maria, e poi verso la metà del 1500 la troviamo con titolo di S. Maria della neve, come si chiama sino ad oggi”.

 

Secondo il mio parere è probabile che il nome “ad nives”, della neve, sia stato attribuito al Santuario pensando proprio alla Basilica di Santa Maria Maggiore o Basilica Liberiana di Roma.

Vediamo perché.

Qui vediamo il quadro, che si trova nel Santuario, dello scultore Poisa Andrea di Brescia, che rappresenta Papa Liberio (352/366) che fa tracciare il perimetro ove doveva essere costruita la Basilica di S. Maria Maggiore, dopo la nevicata del 5 agosto.

 

Secondo la leggenda, la Madonna apparve nella notte del 5 agosto del 352 a papa Liberio e a un patrizio romano di nome Giovanni, invitandoli a costruire una chiesa là dove al mattino avrebbero trovato la neve. Il mattino del 6 agosto una prodigiosa nevicata sul colle Esquilino, ricoprendo l'area esatta del terreno, avrebbe confermato la visione, inducendo il papa e il ricco patrizio a metter mano alla costruzione del primo grande santuario mariano che prese il nome di S. Maria "ad nives", della neve. Chiesa papa Sisto III, per ricordare la celebrazione del concilio di Efeso (431) nel quale era stata proclamata la maternità divina di Maria, ricostruì la chiesa nelle dimensioni attuali. Il 5 agosto di ogni anno, in ricordo della Madonna della Neve, nella Basilica avviene la rievocazione del predetto miracolo della nevicata. Durante la celebrazione delle S. Messe, la mattina, al vespro e la sera, viene fatta scendere dal soffitto della Basilica, in corrispondenza della cripta della mangiatoia, una cascata di petali bianchi.

Questo quadro si trova sulla parete destra, entrando dalla porta laterale del vestibolo.


 

Qui vediamo La Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma. In questa Basilica si celebra Maria Madre di Dio.

 

Questa Basilica fu costruita durante il pontificato di Liberio tra il 352 e il 366 e fu ricostruita e ristrutturata da papa Sisto III (432-440) nell’anniversario del Concilio di Efeso del 431. E’ stata la prima chiesa romana dedicata al culto della Divina Maternità di Maria. Il concilio ecumenico di Efeso proclamò Maria come Madre di Dio (Theotokos).

Abbiamo visto nella lettera che quando si parla dell’Apparizione della Madonna si legge: gli significò essere la Madre di Dio.

 In entrambe le chiese si celebra Maria Madre di Dio. Ecco perché il Santuario della Madonna di Adro, a mio parere, si chiama della neve. 

  Nei tempi antichi molto probabilmente era abitudine associare le nuove chiese a Chiese più importanti.

 


Non sappiamo da quando si chiama Santuario Madonna della Neve.

Sappiamo però che nella relazione della visita apostolica di Mons. Domenico Bollani del 20 ottobre 1573 si parla In Ecclesia Santa Maria n contrada di Loneto sub titolo S. M. ad Nives.

Notiamo che appare già la dicitura della Neve.

Notiamo che appare già la dicitura della Neve.


Anche nella visita Apostolica, effettuata ad Adro il 25 aprile 1580, da S. Carlo Borromeo (convisitatore fu mons. Ottaviano Abbiati de Froreriis che predispose l’inchiesta preparatoria), si parla della Chiesa campestre di S. Maria della Neve. In questa occasione diede le seguenti disposizioni:

 

In ecclesia campestri Sanctae Mariae Nivis

 Altare maius cancellis saltem ligneis ad formam sepiatur. Alia altaria extra cappellam maiorem ad tres dies amoveantur. Caveatur ne acqua in ecclesiam prope altare maius instilletur. Labrum acquae sanctae intus in ecclesia collocetur. Dominus presbyter Philippus Marcolus cappellanus diligenter inquirat occupatores bonorum huius ecclesiae, contra quos summatim agatur, etiam ex officio pro eorum relaxatione. Fenestrae per quas introspicitur, muro obturentur et una tantum a solo altius tollatur. 

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Con provvedimento del 5 dicembre 1596 il papa Clemente VIII (A. S. D. Bs Registro delle indulgenze n. 1 – 1596) concede l’indulgenza plenaria a tutti i fedeli che visiteranno il Santuario della Madonna della Neve nel giorno della sua festa (5 agosto), previa confessione e comunione. Con l’impegno inoltre di pregare per la pace.


Vediamo ora come avveniva la nomina dei Rettori del Santuario.

Abbiamo visto in precedenza che il vescovo di Brescia aveva concesso alla comunità di Adro lo ius patronatus, cioè la possibilità di proporre il nominativo del Rettore del Santuario.

La Vicinia di Adro proponeva la persona da nominare quale rettore. (La “vicinia generale” o semplicemente “vicinia” era il perno della vita amministrativa comunale. Era un’assemblea costituita da tutti i capi famiglia originari o residenti nel Comune da almeno cinquant’anni e di età superiore ai 18 anni. Questa assemblea deliberava con la maggioranza semplice e a ogni convocazione, per essere valida, dovevano essere presenti almeno i due terzi dei capi famiglia i cui nomi erano di solito elencati, per rendere ancora più esplicita l’obbligazione personale. Questa assemblea, convocata con il suono delle campane della chiesa parrocchiale, si riuniva in ambienti pubblici (la chiesa o la piazza). I verbali delle adunanze venivano redatti a cura di un notaio o dal cancelliere comunale).

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Qui vediamo il verbale della riunione della Vicinia di Adro del 30.11.1721 con la quale si proponeva il rev. Don Gio Batta Costa quale rettore.

In detto atto si legge:

Convocata e congregata (riunita) la pubblica e generale Vicinia e uomini del comune di Adro nelle cose e nelle forme solite per ordine del speciale Consiglio, e per comando, e voce del mastro Giovanni Pontoglio, console, e di Domenico Delbarba e Giovanni Ongaro entrambi Ministrali del comune (carica di servizio del comune), dato anche il suono della campana maggiore (convocato con il suono della campana) per trattare, e deliberare interessi urgenti del comune come anche per fare la elezione di un reverendo sacerdote quale rettore alla Rettoria, ora vacante (era deceduto il precedente rettore don Francesco Zino) della Beata Vergine della Neve, nella quale sono intervenuti i soprascritti Console e Minisitrali e li infrascritti (vengono poi elencate 100 persone che con il console e i due ministri presenti erano 103).

Si decide di eleggere al beneficio e ius elegendi  (la possibilità per i residenti nel comune di Adro di proporre il nominativo del rettore) che il comune ha per detto beneficio ossia per la Rettoria della chiesa intitolata alla Beata Vergine della Neve, il rev. Signor don Giovanni Battista Costa originario di Adro, fu posta a balle (questa  decisione è stata posta in votazione – era la tipica votazione di allora che consisteva nell’inserire in un contenitore delle palline o altro oggetto simile di colore diverso a seconda della decisione – es. bianche per il si e rosse per il no) restò presa a tutte balle affermative e cioè n. 103, nessuna contraria (la decisione è stata votata in maniera positiva da 103 persone – tutte le persone presenti). In fede di balle n. 103.

 In fede del che io Paolo Todesco, cancelliere di detto comune ho estratto il presente giudizio dall’originale esistente nella cancelleria di detto Comune. 

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Successivamente il Consiglio speciale  del Comune di Adro nominava le persone che come ambasciatori, portavano la proposta al Vicario Generale della curia bresciana. (Il Consiglio speciale, presieduto dal Console, era composto da persone nominate dalla vicinia. Questo ente serviva per la gestione ordinaria del Comune).

L’atto qui riprodotto del notaio Lanzini Filippo del 16 dicembre 1721 è relativo alla procura o delega conferita dal Consiglio speciale di Adro al nob. Rev. D. Antonio Suardi per presentare alla curia vescovile di Brescia, la proposta di nomina del rettore della chiesa della Beata Vergine della Neve, sita in Adro, del sac. Don Battista Costa di Adro.

 

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Il Vicario Generale, con provvedimento, faceva affiggere alla porta della chiesa Parrocchiale di Adro e della Cattedrale di Brescia, la proposta di nomina fatta dal Comune di Adro, per eventuali opposizioni; questa doveva rimanere esposta per sei giorni.

L’atto qui riprodotto è del Vicario Generale della curia bresciana, che rende noto la proposta di nomina di don Battista Costa a rettore della chiesa della Beata Vergine della Neve di Adro, per essere affisso alle porte della Cattedrale di Brescia e della chiesa parrocchiale di Adro.

Relazione riguardante l’affissione alla porta della Chiesa di Adro del Provvedimento del Vicario Generale della Curia Bresciana, di cui sopra.

Per il Concorso del Beneficio semplice della chiesa della B.V. della Neve fu posto  sopra la Porta della Chiesa Parrocchiale, et affisso per Domenico Delbarba di Adro – Adì 9 gennaio 1722

Scaduto il termine di affissione, in mancanza di opposizioni, il Vicario Generale con editto o decreto nominava rettore la persona proposta dal Comune di Adro.

Qui di seguito il decreto di nomina di Gio Battista Costa.

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Come venivano soddisfatte le necessità della chiesa della Beata Vergine della Neve (Rettore e Custode) da alcune visite pastorali leggiamo che (riporto solo degli estratti) :

nella visita pastorale del vescovo Mons. Giorgi del 24 maggio 1599 si dà atto: “Euliam B. Maria de via cava nullos habent redditus certos sed tantum elimosinis sustintari …”; la Chiesa della Beata Vergine situata in via Cava non ha reddito per i suoi bisogni, ma per questo si avvale solo di tante elemosine;

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nella visita pastorale del vescovo Mons. Marino Giovanni Zorzi del 6 settembre 1678 si dà atto: ”No ha di proprietà che un piccolo campetto.

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nella visita pastorale del vescovo Mons. Giovanni Molin del 1756 si dà atto: “Quest’oratorio siccome non ha nessun obbligo, così non ha entrate, se non le sole elemosine, impiegate dal … in ornamenti della chiesa, cere, oglio …

 

 

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nella visita pastorale del vescovo Mons. Carlo Domenico Ferrari del 11/12 maggio 1838 si dà atto: “ Non ha entrate, lasciate l’elemosine che da … ottimi fabbriceri, s’impiegano in opere necessarie, ed utili».

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nella visita pastorale del vescovo Mons. Corna Pellegrini del 24/25 febbraio 1889 si dà atto: “… e si raccolgono copiose elemosine  si da potersi  mantenere un cappellano perpetuo «.

 

 

 

 

Da quanto sopra esposto possiamo dire che le necessità della chiesa della Beata Vergine della Neve venivano soddisfatte esclusivamente dalle copiose elemosine.

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Vediamo ora come avveniva la presa di possesso da parte del Rettore della chiesa della Madonna della Neve.

Dall’atto del notaio Lanzini Filippo del 15 dicembre 1710,  qui riprodotto, leggiamo (trattasi della presa di possesso del Rettore don Francesco Zini):

15 dicembre 1710

Presa di possesso della chiesa di Santa Maria della Neve nella terra di Adro in contrada via Cava.

In Cristi nomine 1710, indizione terza, 15 del mese di dicembre. Anno decimo del Pontificato di Sua Santità Clemente.

Presenti: Reverendissimo Don Giovanni Antonioli degnissimo Arciprete della chiesa parrocchiale della terra di Adro, reggente Reverendissimo Don Francesco Zini della terra di Adro, ultimamente nominato dall’Eminentissimo Cardinale Giovanni Badoaro, Vescovo di Brescia. … proviri della chiesa di Santa Maria della Neve in detto luogo della terra di Adro, in contrada Via Cava, diocesi di Brescia.

E per dar seguito alla Bolla contenuta nella lettera di collazione della chiesa della Beata Vergine Maria della Neve con la data Brescia del 10 dicembre dello stesso anno. lo stesso Reverendo Don Francesco Zini prese con le mani la lettera stando in ginocchio davanti all’altare maggiore di detta chiesa. Per prima cosa rende grazie a Dio onnipotente bacia e fa baciare l’altare maggiore al centro e ai due lati, prende con le sue mani la croce e i candelabri, apre e chiude la porta di questa chiesa e della sagrestia, facendo suonare le campane e altre cose facendo secondo la consuetudine di questo rito in segno di vera, reale e attuale presa di possesso della chiesa e delle sue pertinenze. 

Dopo questi atti il Rev. Don Francesco fu dichiarato e dichiaro io notaio pubblico infrascritto in presenza degli infrascritti testimoni che lui mediante gli atti precedenti ha preso possesso in maniera quieta e pacifica della chiesa della Beata Vergine della Neve e degli annessi oneri e dipendenze della stessa sopra le quali cose mi ha chiesto di rogare questo pubblico documento.

Feci tutto questo nella chiesa predetta della Beata Vergine Maria ….. alla presenza dei testimoni: il rev. Don Vincenzo Zino fu Giovanni Battista e Ludovico fu Giovanni Beati eremita in questa Chiesa. …….


Dal 1600 al 1800, asserisce don Trotti, tra gli Arcipreti di Adro e il rettore del Santuario, tra i Nobili di Adro e gli Arcipreti e tra la Comunità di Adro e gli Arcipreti, nacquero delle questioni. Gli Arcipreti infatti volevano impedire che la popolazione preferisse frequentare il Santuario a svantaggio della chiesa Parrocchiale. Il Parroco, inoltre, poiché la predetta chiesa era sul territorio della sua parrocchia, riteneva di avere giurisdizione sulla stessa, pertanto il Rettore del Santuario non poteva svolgere le funzioni proprie del Parroco al quale non poteva essere vietato il celebrare, in detta chiesa, funzioni in determinate occasioni.

La Curia Bresciana invitava le parti a risolvere i contrasti. Le parti provvedevano a far redigere degli accordi, ma questi prontamente venivano disattesi. 

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Una di queste controversie era relativa all’altare di S. Francesco di Paola.

Qui il documento del notaio Lanzini Filippo del 1 luglio 1737 che è relativo alla lettera inviata al Vicario Generale della curia di Brescia  dal Rettore della chiesa della Beata Vergine della Neve. Con questa nota il rettore lamenta l’ingerenza dell’Arciprete della Parrocchia di Adro per quanto riguarda l’erezione di un nuovo altare dedicato a S. Francesco di Paola e la benedizione della statua, e chiedeva le autorizzazioni necessarie. In detto atto si legge:

Addì primo luglio 1737

Ill.mo e Reverendissimo Sig. Vicario

Fabricata la chiesa della Madonna della Neve dentro i confini della Parrocchia di Adro a spese del pubblico di Adro per presa divozione di quel popolo, e costituito a detta chiesa il suo particolare Rettore con Bolla che si danno (viene data) dall’Ill.mo e Rev.mo Vescovato di Brescia, si come non ha raggion il Parroco della terra di Adro di prettendere, da questa chiesa sia a lui suddita, quantunqi situata dentro i confini della sua Parrocchia.

 .........

 così non deve dal Parroco stesso esser impedito al Rettore di detta chiesa esponer (esporre) in essa l’effige di S. Francesco di Paola alla pubblica venerazione, tal essendo massimo l’ardente desiderio di quel Comune; Poiché il Parroco non può impedire al Rettore d’una chiesa, che non gli è suddita, di far di essa quanto pare ad esso Rettore per argomento del culto della medesima, e per divozione del Popolo, quando non si tratta di farvi funzioni concernenti il jus meramente Parrocchiale.

 Di qual natura certamente non è il far un’Altare in detta chiesa, o esporre l’effige suddetta per divozione del Popolo; come è manifesto.

Essendo adonqi (pronto) per esporre detta effige, necessario che la Vostra Ill.a e Rev.ma si conceda licenza al Rettore di detta chiesa di Benedire l’effige medesima, v’implora esso Rettore unitamente con il Comune suddetto tal facoltà, non essendo conveniente né giusto che il Rettore destinato a quella chiesa per mantener, ed accrescer il culto della medesima sia deluso dall’ottener quel fine, per cui vi è stato posto, ed al Comune sia impedito l’esercitar una devozione che ardentemente desidera.

 Grazie

 

La Curia Bresciana concede le autorizzazioni necessarie e la statua viene benedetta il 7 luglio 1737.

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Qui l’atto del Notaio Lanzini che da atto della benedizione della statua.

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Poiché la chiesa, in condizioni precarie, risultava troppo piccola per il grande numero dei pellegrini la comunità di Adro, con delibera del 1752, decise di costruire una nuova chiesa più spaziosa, dopo aver ottenuto dalla curia vescovile di Brescia la necessaria autorizzazione.

La domanda di autorizzazione è inoltrata da Don Stefano Raineri al vescovo di Brescia card. Angelo Maria Querini al quale è consegnata anche una riproduzione del quadro raffigurante l’apparizione. Questi concede l’autorizzazione con la possibilità, inoltre, di lavorare anche nei giorni festivi, dopo le funzioni religiose, con il consenso del parroco.

Con delibera, il Consiglio speciale di Adro, in data 26 dicembre 1752, elesse come deputati per l’assistenza al Rettore nella costruzione della nuova chiesa i sigg. Rev. Don Giacomo Cozzandi e Lorenzo Adami .

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Il quadro, ex voto del 29 luglio 1759 (qui riprodotto) documenta il ricordo della grazia di abbondanza di pioggia e il lavoro in atto per la costruzione della nuova chiesa.

9 luglio Ecco Maria che ad ottener si piega l’acqua bramata a chi per Lei S’Impiega 1759

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Assopiti, almeno apparentemente i contrasti, l’Arciprete di Adro don Francesco Buffoli, la Comunità di Adro e il rettore del Santuario Don Stefano Raineri scelsero l’architetto Gaspare Turbini per il progetto del nuovo Santuario. Questi, oriundo ticinese, ma nato a Brescia, professore di architettura alla cattedra istituita dai Gesuiti nel loro collegio, era uno stilista perfetto e uno dei più qualificati e celebri artisti del settecento lombardo.

La scelta fu veramente felice. Infatti l’abate Turbini, con il Santuario della Madonna della Neve, realizzò il suo capolavoro.

Il nuovo Santuario è sorto dove esisteva la precedente chiesa, della quale sembra sia stata conservata soltanto la parete con l’affresco dell’Apparizione e l’iscrizione. Per la realizzazione di questa nuova opera si deve un grazie al conte Guerriero Maria Lana de’ Terzi di Colombaro che con il suo contributo rese possibile la costruzione del nuovo Santuario. Nella cantoria un’epigrafe ricorda il benefattore.

Il Santuario venne terminato intorno al 1776. La data non è certa perché manca la documentazione che lo possa comprovare esattamente.

La chiesa è orientata a mezzodì.

 Sul timpano del santuario (facciata) si trova un’iscrizione in bronzo; anticamente era in latino e in pittura. La stessa così recita: “Qui l’anno 1519 apparve la Beata Vergine Maria. Sul luogo dell’antica chiesa fu costruito questo tempio l’anno 1776”.


I contrasti relativi alla giurisdizione del Parroco di Adro sulla chiesa campestre della Beata Vergine della Neve, sita nel territorio di Adro certamente non si erano mai completamente assopiti, poiché con lettera del 2 luglio 1806 il Prefetto del Dipartimento del Mella (siamo nel periodo Napoleonico) nella quale struttura rientrava il comune di Adro, chiese al Vicario Generale della Curia Bresciana la sua opinione in merito alla giurisdizione del parroco sulla chiesa predetta. Tale richiesta sarà stata dettata certamente da notizie che gli erano giunte sui contrasti tra il Parroco e la comunità di Adro.

Questo è il contenuto della lettera:

Regno D’Italia – N. 9980 – Brescia lì 2 luglio 1806

 Il Prefetto del Dipartimento del Mella

 A Monsignor Vicario Generale Capitolare

  Nel Comune di Adro cant.e III Dip.to II di questo Dipartimento a mezzo miglia circa distante dal caseggiato del paese, fin dall’8 luglio 1519 dalla pietà dei fedeli venne costruita una piccola Chiesa per esser ivi comparsa visibilmente la Madonna ad un fanciullo conduttore d’animali. Nel 1740 si diede mano a riedificare quella chiezola colle elemosine dei fedeli, e con volontarie obblazioni, e da Chiesa che era divenne un considerabile Santuario.

  La Comune vi elesse un Prete della Parrocchia di Adro come direttore del Santuario col titolo di Rettore, il quale un poco alla volta incominciò a benedire, portare stola, cantar messa, e a fare altre funzioni proprie solamente farsi da Parroci nelle loro funzioni, e dai loro delegati.

  I parroci di quel tempo venendosi lesi reclamarono, come che quella procedura si opponesse ai diritti Parrocchiali. La Comune assunse giudizio, ed agitatasi una piena lite, e dopo essersi spesa una considerevole somma di denaro d’ambo le parti, il Parroco che esisteva nel 1741 dovette, impossibilitato forza per deficienza di mezzi a far argine alla forza Comunale, sottomettesi (si sottomise) alla transazione che vi unisco in copia concorde (conforme).

  Il Parroco attuale (don Francesco Lucchini da Limone dal 5 giugno 1839 fino al giorno della morte che avvenne il 10 giugno 1874) mal soffrendo la finora esistente divisione dei diritti Parrocchiali reclama contro l’esecuzione della transazione 1741, e domanda che secondo le leggi ecclesiastiche, che canoniche costituzioni siano richiamati a lui quei diritti, che come si dice l’ingiustizia di passati tempi ha potuto dividere dal suo ministero, al che si oppone la Municipale Amministrazione.

  La questione è a cercare se in via canonica un Prete non legittimamente delegato dal Parroco possa fare degli atti di culto che sono di esclusivo Parrocchiale diritto. Ciò non essendo … sembra a dir vero scandalosa la transazione 16 gennaio 1741 la quale appunto assegna una parte di diritto Parrocchiale a tutt’altri che al Parroco. Al Governo ha già fatto capire che i diritti Parrocchiali vogliono essere concentrati. Fa riflettere che la transazione non appare sanzionata dalla Superiore autorità tutoria di quei tempi, e sembra anche che un Parroco non potesse adottarla in danno dei suoi successori.

  Io sarei quindi del parere che sia affatto destituita di merito la prelazione del Rettore del Santuario e della Municipalità di Adro, e che dichiarata nulla la citata transazione il legittimo Parroco debba esser rimesso nell’esercizio dei suoi diritti, facendo sì che il Rettore del Santuario non abbia ad agire che in dipendenza e per delegazione del Parroco stesso.

Vi prego, Monsignor Vicario, di farmi sentire la reputabile vostra opinione in questo argomento, ed io tengo il vostro zelo perché mi pervengano sollecitamente i vostri riscontri dietro i quali possa sottoporre l’affare ai superiori riflessi di S.E. il nostro Ministro per il Culto.

Mi onoro di confermarsi la mia più distinta stima.

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Come si può notare, in detta lettera, il Prefetto definisce l’accordo in precedenza stipulato tra la Municipalità di Adro, il Rettore della chiesa della Beata Vergine della Neve e il Parroco di Adro, nullo, ritenendo che quest’ultimo “dovesse essere rimesso nell’esercizio dei suoi diritti”, nel senso che il Rettore di detta Chiesa “abbia ad agire” alle dipendenze del Parroco.

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Con lettera del primo agosto 1806 il Vicario Generale della Curia Vescovile, in risposta a quella del Prefetto, così si esprimeva:

primo agosto 1806

Sempre più mi confermo nel pensiero sul proposito in cui alle volte, Sig. Prefetto, che io esternasi il mio voto sulla transazione fatta dal Parroco di Adro il 16 gennaio 1741 con i suoi avversari intorno alla sua giurisdizione sulla chiesa campestre di S. Maria della neve.

Ma questa fosse stata avvalorata del Podestà dell’Ordinario e dal cessato Governo ex Veneto non si potrebbe rivedere a quanto fu nella transazione concluso. Ma vedendo che manca e l’una e l’altra approvazione non può formare titolo né al Parroco, né a quella Comune vuole si debba usare silenzio.

Mi lasci però, Sig. Prefetto, dire per amor della pace che volendo quel Parroco provocare a litigio il suo popolo sempre si prepara una molestia, e forma un ostacolo alle sue esortazioni non essendo mai cosa utile stuzzicare un popolo che d’ordinario non intende ragione. Io vorrei che per via di conciliazione si convenissero, e che fatta una convenzione opportuna si facesse riconoscere la medesima per togliere così ogni questione.

 

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Con atto del 6 luglio 1807 si raggiunse l’accordo tra il Parroco di Adro e l’Amministrazione comunale di Adro.


Nella visita pastorale di Mons. Gabrio Maria Nava del 31 agosto 1813 si parla esplicitamente, per la prima volta, dell’apparizione.

Vi si legge:

  la chiesa della Madonna della Neve, assai bella, e con cupola, e rappresentazione di statue della apparizione della St.ma Vergine ad un pastorello muto, che recuperò la loquela, e tale rappresentazione è in una capella sottoposta alla capella maggiore, cui si accede per scale, come per scale si discende a quella in detta chiesa…


Nel piazzale antistante il Santuario troviamo un porticato. La sua costruzione ebbe inizio nel 1825 su disegno del celebre architetto Rodolfo Vantini di Brescia incaricato dalla fabbriceria parrocchiale di Adro. Tale costruzione, costituiva una specie di anfiteatro davanti al Santuario come risulta dalla mappa catastale del Regno Lombardo-Veneto – Adro del 1852. Nella mappa catastale del Regno d’Italia del 1898 non appare più a semicerchio ma come si trova ora.

 La costruzione del porticato ebbe inizio nella prima metà del 1825 e terminò circa tre anni dopo.

 

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Mappa n. 5 d’epoca Napoleonica del 1809

Come si vede non esisteva in quel periodo il porticato.

 

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Mappa catastale del Regno Lombardo-Veneto del 1852

Qui vediamo che il porticato è a semicerchio.

 

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Mappa catastale del Regno d’Italia del 1898

Qui notiamo che il porticato è come lo vediamo ora.

 

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Il Santuario dal 21 aprile del 1912 è custodito dai Padri Carmelitani Scalzi Teresiani. L’affidamento avvenne con una convenzione scritta l’8 aprile del 1911 a firma dell’Arciprete di Adro don Giulio Berardi, dai fabbricieri, da Antonio Castagna, rettore del Santuario ed approvata dalla Curia Generalizia di Venezia e dalla Curia episcopale di Brescia. Successivamente e precisamente il 29 maggio del 1911, i padri posero la prima pietra del Convento che venne inaugurato il 21 aprile del 1912.

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Con la presa di possesso vengono consegnati ai Padri Carmelitani, da parte del Parroco di Adro e dalla Fabbriceria, il mobilio e tutti gli oggetti ed arredi appartenenti al Santuario della Beata Vergine della Neve. 

Nei beni censiti nella sagrestia troviamo questa dicitura:

Una scattola con 14 reliquie ed un sassolino

Questo sassolino sarà quello che abbiamo visto in precedenza nell’atto notarile del notaio Filippo Lanzini il 7 gennaio 1722?

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Nell’Inventario dei beni del Santuario del 21 dicembre 1816, redatto dalla fabbriceria  della Parrocchia di Adro, nei beni censiti nella sacrestia troviamo questa dicitura:

Una Reliquia in borsetto di Brocato, aspersorio a filo d’argento, e libro delle Benedizioni

Qui si parla solo di reliquia e non di sasso

N.B.: Questo inventario e quello successivo non si trovano nel libro perché li ho trovati dopo che è stato pubblicato.

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Nell’Inventario dei beni del Santuario del mese di dicembre 1836, redatto dalla fabbriceria  della Parrocchia di Adro, nei beni censiti in sacristia troviamo questa dicitura:

 Una Reliquia Pietra in borsetto di Brocato, aspersorio a filo d’argento, e libro delle Benedizioni..

Come si vede qui si parla non solo di reliquia ma anche di pietra…….....

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La statua della Madonna della Neve, che si trova nella cripta, il 13 agosto del 1949 “incomincia il suo cammino di Pellegrina per le strade della franciacorta, toccando i confini della forte terra bergamasca e spingendosi fino al limite della città di Brescia.” Dopo aver attraversato 42 paesi, il 18 agosto 1950, con una solenne celebrazione al Santuario, veniva adornata di “una corona d’oro offerta dal popolo”.  Nella stessa data, nella piazza antistante la chiesa Parrocchiale di Adro, è stata incoronata dal vescovo di Brescia, mons. Giacinto Tredici (articolo di un giornale locale – allegato alla Cronaca della Parrocchia di Adro di  don Giovanni Codenotti dal 1939 al 1957). 


L’8 dicembre del 1954 anche il Comune di Adro viene consacrato alla Madonna. Questo fatto viene riportato, con un articolo, dal quotidiano “L’Italia” dell’11 dicembre 1954 , con il titolo “Anche il Comune di Adro è consacrato alla Madonna”. In questo articolo si legge che il giorno dell’Immacolata (8 dicembre) il consiglio comunale di Adro composto dal Sindaco Turra maestro Marino, dagli assessori: Mena Augusto, Delpozzo Francesco, Negroni Giovanni, Parzani Michele e dai consiglieri: Biasca maestra Luigina, Mutti Carlo, Magnolini Matteo, Vezzoli Francesco, Zini Alessandro, Gardoni Francesco e Belussi Carlo, si riunì in seduta straordinaria per approvare la proposta del Sindaco consistente nel volere che il Comune di Adro fosse consacrato alla Madonna. Questa venne approvata all’unanimità.

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Nel pomeriggio, nella parrocchiale di Adro e successivamente in quella di San Pancrazio, (in quell’epoca San Pancrazio era frazione di Adro) si tennero “suggestive cerimonie” con la partecipazione dell’intera popolazione. Nell’ambito di queste cerimonie il Sindaco di Adro, Signor Marino Turra ha letto “l’atto di consacrazione” che suona così:

 

O Vergine Santissima, io rappresentante della popolazione di Adro che si gloria del tuo Santuario, dove 400 anni orsono sei apparsa, per attestarti la nostra gratitudine, per implorare la tua materna benedizione sul nostro Comune, ti consacra il nostro popolo, le nostre case, le nostre culle, le nostre tombe, le nostre campagne e le nostre industrie. E ti eleggiamo prima Cittadina nostra. Fa o Vergine Santa, che l’impegno assunto sia soffio di nuova vita cristiana, sia retaggio di una generazione novella più pura, più forte, più santa, che aggiunga nuovi trionfi e nuove glorie alla Chiesa e alla Patria, Così sia”.


In questo elaborato ho descritto anche l’interno della nuova chiesa, riportando tutte le migliorie fatte nel tempo.

Ho trovato molti documenti sul Santuario ma, per questo libro ho utilizzato solo quelli più significativi.

  Sono felice di aver redatto questo elaborato, spero che possa servire alle persone a cogliere il vero significato di questo fatto.

  Un grazie lo devo a colei che si sarebbe definita Madre di Dio e l’Avvocata dei peccatori se ho potuto redigere questo elaborato.

 


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