Paphos -Parco arch. - Casa Dionisio

Parco Archeologico di Pafos.

Questo Parco è stato inserito nella lista del UNESCO nel 1980, per la ricchezza e la bellezza dei suoi resti antichi che includono ville romane con mosaici spettacolari, teatri, fortezze e tombe, offrendo una testimonianza della lunga storia della città. Questi resti vanno dall’epoca ellenistica, da quella romana fino al periodo bizantino e medievale. I mosaici sono i più belli del Mediterraneo orientale, presenti in ville aristocratiche romane.

 

Il Parco si trova a Kato Pafos, nella parte costiera sud-occidentale di Pafos (Cipro).





Salendo le scalette, dopo la biglietteria, davanti a voi si estende lo spazio, dove nell’antichità si trovava la città di Nea Pafos.

La città di Nea Pafos è stata fondata nella fine del IV sec. a. C. da Nìcocle, ultimo re di Pafos, che decise di costruire una città nuova su questo promontorio, attorno ad un piccolo golfo che sarebbe diventato il porto della città.

 La città è stata costruita secondo lo schema ippodameo, con un tracciato organizzato e secondo una pianta urbanistica con degli isolati rettangolari e zone definite destinate ad uso commerciale, pubblico e residenziale.  Era protetta da cinte murarie abbastanza alte e occupava un’area di circa 950.000 mq.  Nea Pafos diventò il centro economico e commerciale del regno, mentre Palèpafos rimase il centro religioso e la sede del re.

 

In seguito, nel II sec. a.C., i Tolomei trasferirono la capitale dell’isola a Pafos perché la consideravano la città più adatta per la sua vicinanza con Alessandria e per l’esistenza del grande porto che veniva usato come base navale ma anche commerciale per l’esportazione verso Egitto, delle materie prime dell’isola, soprattutto di rame e di legname. (Tutti i testi di questa presentazione sono stati tratti dalla Pubblicazione del Ministero del Turismo di Cipro Visitcypaus. com)


Ci dirigiamo verso la casa di Dionisio


La casa di Dionisio

Il cartello, posto subito prima dell’ingresso della casa, ci informa che Nea Pafos è uno dei monumenti appartenenti al patrimonio culturale dell’UNESCO.  Tranne le diverse case dove si trovano i mosaici, a est sono stati fatti degli scavi archeologici che hanno portato alla luce l’odeon romano, l’Asclepièion e l’Agora. Si pensa siano della prima metà del II sec. d. C.

La figura di Dionisio, dio del vino, è molto frequente sulle raffigurazioni mosaiche, per questo motivo,  al sito è stato attribuito il nome Casa di Dionisio,

Questa casa è stata costruita alla fine del II sec. d. C. ed è stata distrutta durante il  periodo dei terremoti del IV sec. d.C.  Le dimensioni impressionanti di questa villa, costituita da più di 40  camere, compresi i 15 mosaici pavimentali, testimonia l’alto livello di vita degli abitanti durante il periodo  romano. 

 


I resti della “Casa di Dioniso”, così come li vediamo oggi, appartengono a una lussuosa residenza costruita alla fine del II secolo d.C. É stata riportata alla luce dal Dipartimento delle Antichità nel 1960. L'edificio occupa una superficie di circa 2000 m² ed è una delle più grandi residenze della Cipro romana. Questi è stato costruito sopra edifici precedenti, i cui resti sono stati rinvenuti durante gli scavi. L'edificio ha la forma tipica di una ricca casa romana, ovvero tutte le sue stanze principali sono disposte attorno a un cortile centrale all'aperto. Sono state portate alla luce quaranta stanze, ma solo le stanze ufficiali, ricoperte da pavimenti a mosaico, sono sotto la tettoia. Le stanze secondarie, ad uso privato, come le camere da letto, si trovano all'esterno della tettoia, a est, attorno a un cortile più piccolo con al centro un laghetto. A ovest si trovano i magazzini e le aree di servizio. Sembra che la casa sia stata distrutta e abbandonata dopo i devastanti terremoti della prima metà del IV secolo d.C. che hanno colpito l'intera isola. Oltre alle dimensioni della casa, ciò che colpisce dell'edificio è la qualità e lo stato di conservazione dell'intera decorazione musiva, risalente alla fine del II e all'inizio del III secolo d.C., che riflette la ricchezza dei suoi proprietari. Un piccolo campione dei dipinti murali e molti dei reperti mobili rinvenuti nella casa sono ora esposti al Museo Archeologico del Distretto di Pafos.


Quest’area è stata scoperta per caso, durante i lavori di livellamento.  Il ritrovamento di alcuni pezzi di mosaici, ha condotto a scavi sistematici che hanno riportato in luce una ricca abitazione romana.  All’inizio si è ritenuto che si trattasse del palazzo del proconsole romano, per via della sua ricca decorazione.  Più avanti però, dopo la scoperta del vero palazzo e il resto dei mosaici nell’area, si è capito che questo tipo di decorazione era molto comune nelle ricche case di quel periodo.  I mosaici appartengono agli ultimi edifici della zona, costruiti sulle fondamenta di quelli già esistenti.


Entrando dall’ingresso della casa, alla vostra sinistra si trova un mosaico molto diverso dagli altri.  Questo mosaico apparteneva alla casa ellenistica del IV sec. a.C., che preesisteva a quella romana.  È stato scoperto casualmente nel 1977, durante i lavori della costruzione della tettoia.  Il punto dove è stato trovato non era

accessibile al pubblico e per questo motivo è stato trasportato qui, dove lo possiamo vedere oggi.

 

Su questo mosaico è raffigurato un mostro, Scilla, conosciuta a noi attraverso l’Odissea di Omero.  È un mostro dall’aspetto combinato di donna, cane e pesce.  Scilla però non era un mostro dalla nascita, ma una bella donna.  Glauco, un bel giovane, si innamorò di lei.  I suoi sentimenti non furono ricambiati, perciò chiese l’aiuto della maga Circe, che desiderava però il giovane per sé.  Infatti, invece di aiutarlo, accecata dalla sua gelosia, preparò una pozione malefica e si recò presso la spiaggia e versò il filtro in mare, dove la giovane fanciulla faceva il bagno.  Quando Scilla si immerse in acqua si trasformò in mostro. Rimase per sempre lì e affondava le navi che passavano. 

Accanto al mosaico precedente vi è un pannello più piccolo con cornice di figure geometriche che avvolge tutta la composizione, che rappresenta due delfini.


Di fronte incontriamo il primo mosaico della casa romana.  Su questo è raffigurato Narciso, figlio del fiume Cèfiso e della ninfa Liriòpe.  Era un bellissimo giovane, di cui tutti, sia donne che uomini, si innamoravano. 

Egli però era troppo orgoglioso perché ricambiasse i sentimenti degli altri.  Un giorno mentre stava a caccia, lo vide la ninfa Eco che si innamoro di lui alla follia.  Rifiutata però da Narciso e consumata dall'amore, si nascose nei boschi fino a scomparire e a restare solo un'eco lontana.  Infatti, l’eco la possono sentire tutti ma nessuno la può vedere. 

Gli dei, per punire Narciso che provocò questa disgrazia, lo maledirono punendolo allo stesso modo.  Così un giorno, mentre stava seduto sulla riva di un lago, vide la sua immagine riflessa nell’acqua e si innamorò di se stesso.  Deluso da questi sentimenti, si lasciò morire.  Alla fine gli dei ebbero pietà di lui così lo trasformarono in fiore, che tuttora porta il suo nome e prospera vicino alle rive delle sorgenti.

 

In questo pannello, Narciso sta ammirando la sua immagine riflessa nell’acqua del lago.  Parte del mosaico è stato distrutto durante i lavori di livellamento e per questo una gran parte della decorazione geometrica è contemporanea.


Accanto al mosaico di Narciso, incontriamo quello delle Quattro Stagioni, che è ugualmente rovinato perciò è stato restaurato.  È costituito da cinque pannelli.  Quattro agli angoli e uno in mezzo.  Su tali pannelli possiamo riconoscere la personificazione delle quattro stagioni: in alto a sinistra vi è l’Estate, incoronata di spighe ed una falce in mano; in alto a destra vi è la Primavera incoronata di fiori e tenente un bastone pastorale; in basso a destra vi è l’Autunno che tiene un taglia cespugli ed è incoronato di foglie, e in basso a sinistra vi è l’Inverno raffigurato come un vecchio uomo con la barba e i capelli brizzolati.  In centro vi è una figura che probabilmente è la personificazione del Tempo.

 

Tutti i pannelli sono circondati da una striscia di cubi in prospettiva.


Sulla cornice esterna vi sono due tavole epigrafiche; l’una con l’iscrizione “Rallegrati” e l’altra “Anche tu”.  Questo tipo di iscrizioni di solito venivano poste all’ingresso delle case, infatti si presume che qui si trovava l’ingresso di questa casa.

 

L’iscrizione di questa tavola Kaicy vuol dire Anche tu.


Proseguendo saliamo sul palco di legno e alla nostra sinistra si apre la camera più grande. Questa camera era il tablinum, cioè lo spazio che veniva usato come luogo di accoglienza ma anche come sala da pranzo.  Il mosaico che decora il pavimento contiene, al centro le scene della vendemmia, ai tre lati una larga striscia con decorazione geometrica che raffigura piccoli scudi, conosciuti come pelte, e all’esterno di questa vi è una decorazione geometrica basata sul disegno di meandro. 

 

Purtroppo le due strisce del lato occidentale, sono state rovinate.


Questo è  un pannello che rappresenta il Trionfo di Dioniso durante il suo ritorno dalla spedizione in India.  Al centro della composizione il dio è raffigurato seduto su una carrozza tirata da due pantere.  A destra e a sinistra, vi è il corteo del dio, composto da due satiri, menadi, il dio Pan, che era metà uomo e metà caprone, con delle corna sulla testa, e due schiavi indiani che si distinguono dal color scuro della loro pelle.

A destra e a sinistra della rappresentazione del “Trionfo di Dioniso”, le due figure, probabilmente non sono appropriate con il resto del pannello, sono i Dioscuri, i gemelli Castore e Polluce nati da un uovo, dopo l’unione della loro madre con Zeus trasformato in cigno.  Da un secondo uovo è nata Elena di Troia. 


Il pannello è una composizione di figure geometriche, soprattutto di vigne piene d’uva, con al centro un pavone grande. 


Tornando indietro e scendendo dal palco proseguiamo verso l’atrio, dove al lato sinistro

 

vedremo una serie  di quattro pannelli.  Sul primo pannello viene rappresentata la scena di Tisbe e Piramo, due giovani vicini di casa che vivevano a  Babilonia.  I due giovani si amavano appassionatamente, le loro famiglie però, erano nemiche,   quindi loro  erano costretti di nascondere quest’amore. Una sera si misero d’accordo per incontrarsi sotto un gelso,  vicino ad una sorgente.  Tisbe arrivò per prima, con il viso nascosto da un velo. Mentre aspettava,  all’improvviso vide una leonessa con la bocca insanguinata, poiché aveva appena sbranato un animale. Tisbe si spaventò e corse per nascondersi in una grotta lì vicina e nella fretta perse il suo velo.  La leonessa  lo prese e lo strappò sporcandolo di sangue. Poi arrivò Pìramo, che vedendo l’animale selvaggio e il velo  pieno di sangue, credette morta Tisbe e disperato si tolse la vita con un coltello. Quando Tisbe ritornò e lo  vide morto, non riuscì a sopportare il dolore, così impugnò il coltello del suo amato e lo seguì nella morte. Tale leggenda mitologica viene raccontata da Ovidio nelle Metamorfosi ed è stata fonte di ispirazione per Shakespeare nelle sue opere Sogno di mezza estate e Romeo e Giulietta. Su questo mosaico, Tisbe è raffigurata in posizione eretta, mentre Pìramo è rappresentato sdraiato. In fondo, fra loro si trova la leonessa, con il velo di Tisbe in bocca. Sopra i due giovani sono riportati  loro nomi in greco.

Nel secondo pannello, che è anche il più grande dei quattro, vediamo rappresentata la storia di Icario, un orticoltore ateniese che ospitò Dioniso durante una sua visita ad Atene.  Il dio per ringraziarlo dell’ospitalità, gli insegnò l’arte della coltivazione delle vigne e della produzione di vino, insegnando così per  la prima volta la viticoltura nel mondo umano e lo avvertì di essere cauto con il vino.  Icario dimenticò il consiglio del dio e così durante il trasporto la sua prima produzione, offrì il vino a due pastori che incontrò per strada.  Loro si ubriacarono, e avendo creduto che egli li aveva avvelenati, lo uccisero.  Nella scena rappresentata vediamo a sinistra il dio Dioniso e la ninfa Acme, mentre bevono il vino, incoronati entrambi di foglie di vite.  Al centro vi è Icario e dietro di lui, i buoi e il carro carico di otri pieni di vino.  A destra i due pastori ubriachi.  Un’iscrizione posta sopra di loro li identifica come i primi che abbiano bevuto il vino

 

Troviamo delle Iscrizioni sopra Icario, il dio Dioniso e Acme.


Nel prossimo pannello sono rappresenti Posidone e Amimone Amimone fu una delle cinquanta figlie del re del Peloponneso Danao.  Un tempo si sono inaridite tutte le sorgenti di Argolìde e il re Danao incaricò le sue figlie di procurarsi dell’acqua.  Amimone per la sua strada incontrò un satiro che cercò di violentarla.  Venne salvata da Posidone, dio del mare, il quale incantato dalla sua bellezza le indicò la sorgente di Lerna dando così fine alla siccità.  

 

Sul mosaico vediamo Posidone con il tridente in mano indirizzato verso Amimone.  Al centro, l’Eros tiene in una mano un ombrello quadrato, e nell’altra una fiaccola.  L’idria metallica che si trova al centro, sotto l’Eros, simboleggia l’acqua.


Alla fine del corridoio incontriamo il mosaico con la raffigurazione di Fedra e Ippolito.  Fedra fu la seconda moglie del re di Atene Teseo, mentre Ippolito era il figlio di Teseo da parete della sua prima moglie Antìope. Fedra si innamorò di Ippolito e un giorno, mentre Teseo era assente, lei mandò una lettera a Ippolito per dichiarargli il suo amore.  Ippolito non ricambiò questo sentimento, ma lei temendo le conseguenze della sua azione, al ritorno di Teseo, accusò il ragazzo di quello che aveva fatto lei; cioè lui le mandò una lettera dichiarandole il suo amore. Teseo si infuriò e chiese a Poseidone di punire suo figlio.  Il dio mandò un toro selvaggio che fece spaventare i cavalli di Ippolito che cadde per terra morto.  Dopo la sua morte, Fedra afflitta dai sensi di colpa si tolse la vita. In questa scena Fedra è raffigurata seduta, Ippolito tiene nella mano la lettera ricevuta da Fedra e sembra imbarazzato; l’Eros raffigurato vicino a Fedra tiene una fiaccola accesa, cosa che simboleggia la passione che incendia il suo cuore. La raffigurazione di Eros accanto a Fedra e non tra i due, è importante perché dimostra l’indifferenza di Ippolito.



Proseguendo a sinistra e poi a destra incontriamo una grande sala decorata da un mosaico geometrico colorato. 

Tale decorazione è costituita da due strisce che formano dei cerchi inframmessi da     oggetti e utensili di uso quotidiano, come crateri, idrie, piattelli. 

 

Lo spazio fra loro è decorato con una grande varietà di disegni geometrici.


Più a destra troviamo un bel mosaico che rappresenta il rapimento di Ganimede.  La decorazione della sua cornice è costituita da una combinazione di ottagoni e meandri.  Presenta il momento che Zeus, trasformato in aquila rapì il giovane Ganimede e lo porta in cielo.  Ganimede fu un pastore di Troia considerato il migliore dei mortali.  Così Zeus decise di rapirlo e portarlo sull’Olimpo per farne il coppiere degli dei.  

 

Questo mosaico è una copia di un altro, anteriore, costruito in un altro luogo, perciò il mosaicista per adattarlo alle dimensioni di questo spazio, dovette tagliare le ali dell’aquila.


Voltandovi a sinistra, arriverete nell’area dell’atrio, luogo, che com’è stato già detto, serviva come cortile interno e come fonte di luce per lo spazio interno della casa.  Il tetto era inclinato, come lo è anche oggi, così l’acqua della pioggia poteva essere accolta in cisterne sotterranee, attraverso apposite tubature. Attorno all’atrio, il pavimento è decorato da mosaici rappresentanti scene di caccia.  Tali temi erano molto amati e particolarmente comuni nell’Egitto settentrionale, da dove è partita la loro diffusione anche in tutto l’impero romano.  Questo spiega anche l’esistenza degli animali esotici non appartenenti alla fauna di Cipro.  Particolarmente importante è la rappresentazione del muflone, il più grande animale endemico che si incontra a Cipro.





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