Sito archeologico di Kirokitia
Limassol – Sito archeologico di Amatumte
Il sito archeologico di Amatunte, noto anche come Amathus, si trova circa 11 km a est di Limassol ed è considerato uno dei più importanti dell’isola. Fu fondata probabilmente intorno al 1050 a.C. Fu una delle antiche città‑stato di Cipro, ricca e influente durante il periodo arcaico. Nel corso dei secoli fu conquistata da Fenici, Persiani, Tolomei, Romani e Bizantini. Fu abbandonata nel VII secolo d.C. dopo le incursioni arabe.
Amatunte era famosa per il tempio di Afrodite, venerata qui anche nella sua forma androgina chiamata Afrodito.
Vicino al sito sono stati trovati resti di una delle più antiche officine metallurgiche per la lavorazione del rame, risalenti al III millennio a.C.
La necropoli ha restituito oltre 100 tombe ipogee a camera.
Verso Kirokitia
Sito archeologico di Kirokitia
Khirokitia è un insediamento neolitico, sito nella parte meridionale di Cipro, nel distretto di Larnaca. È riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO dal 1998. Si tratta di un sito dell’età del Neolitico aceramico (“Aceramic Neolithic”), che indica che inizialmente non si usavano ceramiche. Occupazione stimata dal VII al IV millennio a.C. Si trova sulle pendici di una collina, parzialmente circondata da un meandro del fiume Maroni, a circa 6 km dalla costa meridionale. Il villaggio ha un’estensione massima di circa 3 ettari. Tartasi di case circolari costruite in pietra e fango essiccato (mudbrick), con tetti piani con recinzioni murarie che proteggevano il villaggio; le pareti (muri) sono state ristrutturate più volte. Alcune abitazioni cilindriche sono state ricostruite per scopi educativi/turisticici, basate sui dati archeologici.
Economia di queste popolazioni era basata su agricoltura, allevamento di capre/pecore, raccolta di piante selvatiche e caccia.
Costruzione del villaggio era collettiva e coordinata, come dimostrato dal muro perimetrale difensivo e dall’organizzazione degli spazi abitativi.
Le abitazioni erano composte da più strutture circolari collegate a un cortile centrale, con focolari e vasche. Le attività domestiche venivano svolte in questi spazi.
I morti venivano sepolti in fosse sotto il pavimento delle case.
È uno dei siti neolitici meglio conservati dell’area del Mediterraneo orientale.
P. Dikaios, allora direttore del Museo di Cipro, scoprì nel 1934 il sito di Khirokitia e ne scavò ampie zone. É uno dei pilastri dell'archeologia cipriota. Le sue scoperte uniche a Khirokitia, ma anche in altre parti hanno dato una nuova dimensione alla preistoria di Cipro. Mentre fino a quella data il Neolitico era conosciuto a Cipro solo attraverso i modesti resti di capanne scoperti dalla Swedish Cyprus Expedition sull'isolotto di Petra, dalla sua prima campagna di scavi a Khirokita nel 1936 P. Dikaios portò alla luce importanti resti architettonici come il muro che chiudeva l'antico villaggio e alcune costruzioni del villaggio recente, tra cui il “Tholos IA”, uno degli edifici più imponenti del sito.
Il confine occidentale del villaggio
Le misurazioni della resistività del suolo, effettuate durante la ripresa delle ricerche nel 1976 e verificate mediante sondaggi, hanno rivelato che il villaggio non si estendeva per più di 8-15 metri a ovest dell'area scavata.
Gli scavi effettuati dal 1977 hanno dimostrato che il tracciato del confine è stato modificato nel corso della storia del villaggio: a monte e sul versante meridionale il villaggio si estendeva verso ovest e fu costruita una nuova cinta muraria (284).
L'ingresso al villaggio recente è una struttura complessa che testimonia un'eccezionale padronanza tecnica. È stato concepito per controllare l'accesso al villaggio: una scala nascosta alla vista esterna, un percorso stretto e tortuoso e un'imponente costruzione a 2 metri dall'ingresso che ne impedisce l'accesso.
I due ingressi, quello antico e quello recente, sono situati in cima alla collina. Questo punto particolare consentiva di accedere a una zona del villaggio che potrebbe aver svolto un ruolo centrale nella vita della comunità. Era anche il punto da cui era più facile passare dal villaggio alle colline vicine.
La strettezza dell'ingresso e il perfetto stato di conservazione dell'intonaco di terra che ricopre i gradini escludono il passaggio di animali.
L'ultima cinta muraria del villaggio è un possente muro di pietra la cui facciata esterna era ricoperta da un intonaco di terra. Le pietre che sporgono dal muro e che servivano sicuramente da appoggio per la manutenzione dell'intonaco rendono poco credibile la funzione difensiva di questo muro.
Il muro è stato parzialmente distrutto durante il suo utilizzo.
Ultimo episodio, il muro viene abbandonato, i manufatti vengono ricostruiti sulle loro rovine. Il villaggio non è più uno spazio chiuso.
La breccia è stata inizialmente riparata con l'apporto di una notevole quantità di terra su cui il muro è stato poi ricostruito.
Il muro 245, in primo piano, fu costruito quando il fianco settentrionale della collina fu completamente abbandonato. Esso delimita il villaggio a nord e rappresenta, insieme al muro 284, l'ultimo stato di conservazione della cinta muraria del villaggio.
Il muro 245 è costruito sulle rovine della casa 5.107 (oggi non visibile perché l'area è stata riempita).
Il muro è stato smantellato quando il recinto è stato dismesso. Le pietre sono state apparentemente portate via per costruire nuove case alla fine dell'occupazione del villaggio.
L’interno di uno di questi manufatti