Asinou
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Chiesa di San Nicola del Tetto
La Chiesa di San Nicola del Tetto si trova a Kakopetria. Tattasi di un villaggio nel distretto di Nicosia (Lefkosia), nella regione dei Monti Troodos, nella valle di Solea. Si trova a circa 667 metri d’altezza.
Questa chiesa fa parte di un gruppo di chiese dipinte che sono Patrimonio Mondiale UNESCO.
Trattasi una chiesa-monastero bizantina, costruita probabilmente nell’XI secolo. È l’unica chiesa di un monastero dell’età bizantina sopravvissuta che ha ancora il tetto in legno fortemente spiovente, fatto per proteggere le strutture murarie dalle temperie (pioggia, neve) tipiche dei Monti Troodos. Gli interni sono decorati con affreschi che vanno dal XI al XVII secolo. Queste pitture sono di grande valore per stile, colore e iconografia. Il monastero collegato ha prosperato fino alla dominazione franca, poi è entrato in declino. Alla fine del XIX secolo aveva perso la sua funzione monastica.
Chiesa di Panagia di Asinou
La Chiesa di Panagia di Asinou si trova nel versante settentrionale dei Monti Troodos, a circa 3 km a sud del villaggio di Nikitari, su un piccolo torrente in mezzo a boschi di pini. La chiesa è dedicata alla Vergine Maria (Panagia). Fu eretta tra 1099 e 1105/06 come chiesa principale (katholikon) del monastero di Forvion, fondato dal magistrato Nikephoros Ischyrios, che in seguito diventò monaco con il nome di Nikolaos. Il monastero prosperò fino alla fine del XVIII secolo, quando fu abbandonato, oggi resta solo la chiesa.
La struttura è semplice con una sola navata e con un tetto spiovente in legno coperto da tegole piane tipico delle chiese rurali del Troodos. Nel tardo XII secolo fu aggiunto il nartece (atrio/anticamera), con due absidi semicircolari, influenzato dall’architettura di Costantinopoli.
L’interno è completamente decorato con affreschi che spaziano dal XII al XVII secolo. I più antichi (1105/06) rappresentano alcuni dei migliori esempi di pittura bizantina e riflettono influenze artistiche di Costantinopoli. Gli affreschi successivi mostrano influenze gotiche e latine, in particolare quelli del 1332/33 nel nartece, e altri più tardi (XVII secolo).
Dal 1985 questa chiesa è un sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO per i suoi affreschi e l‘importanza storica dell’arte bizantina.
Gli affreschi non sono mere decorazioni ma un libro visivo di teologia cristiana. In epoca bizantina la maggior parte dei fedeli non sapeva leggere; le immagini dovevano istruire, ispirare e ricordare i fatti salienti della fede attraverso scene bibliche, vite dei santi e rappresentazioni simboliche della salvezza.
Gli affreschi seguono uno schema preciso, tipico delle chiese bizantine. Il Cristo Pantocratore nel cielo (cupola o volta alta) simbolizza Cristo giudice e Signore dell’universo, circondato da angeli e profeti.
Sulle pareti sono rappresentate scene dal ciclo liturgico, dalla Annunciazione alla Natività, Battesimo e Trasfigurazione di Cristo, attraversando gli eventi principali della vita del Salvatore. Si trovano anche scene della Passione, Via Crucis, Crocifissione, Sepoltura e Risurrezione, spesso organizzate sequenzialmente come un racconto visivo delle fasi della salvezza. Nelle fasce più basse sono raffigurati santi e figure della Chiesa, che incarnano modelli di santità e intercessione per i fedeli. Nel nartece ci sono anche ritratti dei committenti (donatori) e iscrizioni, che ricordano chi ha finanziato o dedicato la chiesa.
Ecco alcuni dei significati più profondi della decorazione: le immagini della vita e della Passione di Cristo sottolineano il tema chiave della redenzione e della promessa di vita eterna. La Vergine Maria è un tema centrale, non solo come madre di Cristo ma come interceditrice e figura di misericordia per l’umanità. La disposizione delle figure e delle scene (cielo in alto, persone e santi più in basso) rappresenta la scala della creazione e la comunione tra cielo e terra.
Gli affreschi vanno letti dall’alto verso il basso e da ovest verso est (seguendo la luce e l’orientamento della chiesa). In alto la realtà celeste (Cristo, angeli e profeti). Nelle pareti superiori eventi salvifici (vita di Cristo e grandi feste). Nelle pareti inferiori i santi, i gerarchi, i martiri e scene di vita cristiana quotidiana, Nel nartece le figure terrene e commemorazioni dei donatori, collegano mondo terreno e celeste.
In sintesi: gli affreschi della Panagia di Asinou raccontano le storie centrali del cristianesimo ortodosso, mostrano la struttura teologica del mondo cristiano e fungono da strumento di preghiera, istruzione e devozione per i fedeli. La loro disposizione, i soggetti e i colori non sono casuali ma profondamente simbolici, radicati nella tradizione bizantina.
L'edificio che vediamo davanti a noi era la chiesa principale del monastero di Phorves, fondato dal magistrato Nikiforos Ischirios dopo la morte della moglie Gefyra. Si tratta di una piccola chiesa con tetto a volta, successivamente ricoperta da un secondo tetto in legno a falde ripide con tegole piatte. La struttura originale fu eretta intorno al 1099/1105, mentre il nartece con due absidi a nord e a sud e una calotta sono un'aggiunta successiva, risalente al XII secolo. La chiesa è costruita con pietre vulcaniche irregolari di origine locale, inizialmente ricoperte da intonaco simile a una superficie marmorea.
L'interno della chiesa era decorato con affreschi del 1105 e del 1106 (1). Verso la fine del XIII o l'inizio del 14° secolo, la chiesa subì gravi danni a causa dei terremoti e l'abside della chiesa dovette essere ricostruita. Poiché questa parte doveva essere ridecorata, si decise di ridipingere anche la conca dell'abside (2) e la parte centrale della navata (3). La decorazione finale del nartece risale al 1332/1333 (4) e mostra alcune influenze franche, come l'esempio della donatrice con il velo e il mantello. La decorazione finale del nartece risale al 1332/1333 (4) e mostra alcune influenze franche, come nell'esempio della donatrice con un lungo velo nero. Gli affreschi più recenti risalgono al XVII.
Gli affreschi di tutti questi periodi sono giunti fino ai giorni nostri. I più antichi e significativi riflettono il nuovo stile del periodo comneniano, che prende il nome dall'allora imperatore di Bisanzio Ioannis Comnenos. Questo gruppo di affreschi, uno dei pochissimi sopravvissuti fino ad oggi, si distingue per il colore, il ritmo, l'armonia, l'espressione sobria e la nobiltà dei movimenti.
Il più famoso di tutti gli affreschi è quello di Cristo Pantocratore con la Vergine e gli Angeli che domina la cupola principale (6). Di periodi successivi, una caratteristica interessante è il gran numero di affreschi del XIV secolo raffiguranti i donatori che si trovano intorno al nartece.
Iconostasi
Presbiterio o Santuario